Nel luglio 2025, il Tribunale di Trento, con ordinanza del 30 giugno 2025, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo al nuovo meccanismo di perequazione automatica delle pensioni – introdotto dalle leggi di bilancio 2023 e 2024 – e l’ha rimesso alla Corte Costituzionale.

Questa decisione è partita dal ricorso di un pensionato che contestava il passaggio dal sistema “a scaglioni” a quello “a blocchi”: nel sistema a blocchi, l’aliquota – solitamente ridotta – viene applicata all’intero importo della pensione, a differenza del sistema a scaglioni, in cui le aliquote variavano in base alle fasce. L’ordinanza rileva che la decisione sul caso specifico dipende inevitabilmente dal giudizio della Consulta.

Il ricorrente, ad esempio, con una pensione lorda di circa 7.268 € (netti 4.698 €), ha calcolato uno svantaggio di circa 170 € al mese nel 2023 e 317 € nel 2024 rispetto al sistema precedente.

Le critiche sindacali e i numeri sul territorio

CGIL e SPI – sia a livello nazionale che territoriale (ad es. Rimini) – hanno espresso grande soddisfazione, definendo l’ordinanza un segnale chiaro e un primo riconoscimento delle loro rivendicazioni.

Secondo i sindacati, il nuovo sistema “a blocchi” svuota il principio di proporzionalità contributiva e produce un appiattimento delle pensioni, cancellando differenze tra carriere e contributi versati.

In termini economici, si stima che i pensionati abbiano già perso circa 10 miliardi di euro nel triennio 2023–2025, una cifra che potrebbe salire fino a 54 miliardi in dieci anni. A livello locale, nel solo territorio di Rimini, si parla di 28.000 pensioni contributive penalizzate, con una perdita media di circa 9.000 € nel corso della vita pensionistica.

Possibili sviluppi e impatti futuri

La Corte Costituzionale ora dovrà valutare se le disposizioni contestate – in particolare l’art. 1, comma 309 della legge 197/2022 (Bilancio 2023) e l’art. 1, comma 135 della legge 213/2023 (Bilancio 2024) – violino i principi costituzionali di uguaglianza, proporzionalità, adeguatezza e progressività (articoli 3, 36 e 38 della Costituzione).

Un giudizio negativo della Consulta potrebbe portare al ripristino del sistema a scaglioni e, in teoria, anche a ristori parziali o una tantum per i pensionati penalizzati. Tuttavia, come precedente, la Corte aveva già ritenuto legittimo il meccanismo di riduzione della rivalutazione in quanto temporaneo e motivato da esigenze di sostenibilità economic