Una scelta che riguarda i diritti delle persone e la tenuta della democrazia

Nei prossimi mesi cittadine e cittadini saranno chiamati a esprimersi su una legge costituzionale che modifica in modo significativo l’ordinamento della magistratura e introduce una nuova Corte disciplinare. Come SPI CGIL Bologna riteniamo fondamentale che questa scelta avvenga in modo consapevole, perché non si tratta di una riforma tecnica o settoriale, ma di un intervento che incide sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sulle garanzie costituzionali che tutelano i diritti di tutte e tutti.

Per queste ragioni sosteniamo convintamente il NO.


L’indipendenza della magistratura è una garanzia per i cittadini

L’autonomia e l’indipendenza della magistratura non sono un privilegio riservato ai magistrati, ma una garanzia essenziale per i cittadini, in particolare per chi è più esposto a disuguaglianze sociali, economiche e generazionali. Una giustizia realmente indipendente è uno strumento di tutela per chi ha meno forza contrattuale, meno risorse e meno possibilità di difendersi.

Indebolire l’autonomia della magistratura significa rendere più fragili proprio quelle persone che più spesso si rivolgono alla giustizia per far valere diritti negati, subiti o compressi.


Il Consiglio Superiore della Magistratura al centro della riforma

Uno degli elementi più critici della riforma riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo costituzionale chiamato a garantire l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. La riforma ne prevede la frammentazione e introduce il sorteggio dei membri togati, presentandolo come soluzione al problema del correntismo.

Secondo lo SPI CGIL Bologna, questa scelta non rafforza il sistema di garanzia, ma lo rende più debole. Un organo di autogoverno costruito sul caso rischia di essere meno competente e meno autorevole, mentre il coinvolgimento diretto della maggioranza parlamentare nella scelta dei membri laici aumenta il rischio di interferenze politiche su un ambito che dovrebbe restare autonomo.


Separazione delle carriere: una risposta sbagliata ai problemi della giustizia

La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri viene proposta come una riforma capace di migliorare il funzionamento della giustizia. In realtà, essa non affronta le vere criticità del sistema: carenze di personale, arretrati, tempi lunghi dei procedimenti, insufficienza di investimenti in strutture e innovazione.

Separare le carriere rischia invece di produrre un pubblico ministero più isolato e un sistema di autogoverno più fragile. L’esperienza di altri Paesi mostra che, in questi modelli, il pubblico ministero tende spesso a dipendere dall’esecutivo. Un’evoluzione che può compromettere l’imparzialità dell’azione penale e incidere negativamente sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.


Una nuova Alta Corte disciplinare con meno garanzie

La riforma introduce una Alta Corte disciplinare composta anche da membri non magistrati e senza il controllo finale della Corte di Cassazione. Questo assetto solleva forti preoccupazioni perché può rendere il sistema disciplinare più permeabile a pressioni esterne.

Il rischio è che il procedimento disciplinare diventi uno strumento di condizionamento dell’attività giudiziaria, soprattutto nei casi più delicati. Un sistema di questo tipo può produrre effetti negativi sulla libertà di giudizio e, di conseguenza, sulla tutela dei diritti dei cittadini.


Cosa manca davvero: una riforma per una giustizia più giusta

Questa riforma non affronta ciò che renderebbe la giustizia più efficiente e accessibile: non interviene sugli organici, non rafforza il personale amministrativo, non investe in modo strutturale sull’organizzazione degli uffici e sulla digitalizzazione.

Come SPI CGIL Bologna riteniamo che una giustizia giusta e tempestiva si costruisca con politiche pubbliche serie, investimenti adeguati e attenzione alle persone, non con una revisione costituzionale che rischia di alterare l’equilibrio democratico e di ridurre le garanzie per i cittadini.


Una scelta che riguarda il futuro della democrazia

Il Comitato “Società civile per il NO”, di cui la CGIL fa parte, ha avviato una campagna di informazione e partecipazione con lo slogan “Vota NO per difendere giustizia, Costituzione, democrazia”. È una battaglia che riguarda tutte e tutti, perché l’indebolimento della magistratura si traduce in un indebolimento dei diritti e delle tutele democratiche.

Per questo è importante informarsi, discutere e partecipare, affinché il voto sia il frutto di una scelta consapevole.